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Il governo Berlusconi con un violento, autoritario colpo di mano ha cancellato nell’agosto scorso la volontà popolare espressa con il referendum del 1987, reintroducendo il nucleare
Inserito il 20/09/2008

Il governo Berlusconi con un violento, autoritario colpo di mano ha cancellato nell’agosto scorso la volontà popolare espressa con il referendum del 1987, reintroducendo il nucleare

Il governo Berlusconi con un violento, autoritario colpo di mano ha cancellato nell’agosto scorso la volontà popolare espressa con il referendum del 1987, reintroducendo il nucleare

Occorre ricostruire un movimento antinucleare maggioritario nel Paese capace di annullare tale nefasta scelta. In questo senso auspichiamo vada l’incontro del prossimo 15 settembre presso il Manifesto.

di Antonio d'Acunto Coordinatore Comitato per il No al Nucleare

Con i comma, d) di 7 parole, “la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare” e d-bis) di 6 parole, “la promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o di fusione” di un articolo, il n. 7 della legge di conversione 6 agosto 2008, n.133 di un caotico decreto legge, di 85 articoli,: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, il Governo Berlusconi ha cancellata la volontà popolare di un referendum che si era invece espressa radicalmente con oltre l’80% contro il nucleare in Italia. Un atto squallido, un violento, autoritario colpo di mano che esprime fino in fondo il rispetto che il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza hanno della Democrazia, della Partecipazione Popolare, della Costituzione con le sue Norme fondanti. [...]

[...] L’inserimento del ritorno al nucleare del nostro paese in un faraonico decreto omnicomprensivo, ha avuto un evidente scopo: avere un bassissimo impatto con l’opinione pubblica, immediatamente e più sensibile ai problemi contingenti (ed importantissimi) di scuola, tasse, sicurezza ed evitare una benché minima discussione in Parlamento.

Una legge sulla reintroduzione del nucleare in Italia avrebbe dovuto avere uno specifico dibattito, a partire dal significato politico ancora oggi del referendum dell’87, e si sarebbero dovuto portare i dati e confrontarsi su questioni quali il surriscaldamento del pianeta, gli incidenti ed i rischi di catastrofi anche dopo cernobil, gli investimenti, colossali, e i costi del kWh, altissimi, la proliferazione nucleare militare, la maggiore dipendenza dell’Italia per l’acquisizione del combustibile nucleare, la enormità dei problemi connessi al combustibile irraggiato, al materiale contaminato ed alle scorie, le bugie di una corsa al nucleare del Mondo, la incompatibilità del nostro Paese con il nucleare perché ad alto rischio sismico e geologico, densamente e capillarmente popolato e pieno di beni naturali e storico-culturali ed infine l’assoluta marginalità del nucleare nel bilancio energetico italiano pur in presenza di mastodontici interventi.

Un confronto su tali questioni sarebbe stato disastroso per il Governo e per le potentissime lobbies del nucleare e questa è sicuramente la ragione prima delle modalità scelte per reintrodurre il nucleare in Italia.

Nella legge approvata si parla di “impianti di produzione di energia nucleare” senza specificare né pacifica né elettrica; riteniamo che si tratti di fretta e sciattoneria ma con la legge approvata non si escludono comunque movimentazione di combustibile idoneo per usi militari.

La preoccupazione cresce poi decisamente molto di più leggendo l’ultimo punto dell’articolo 7 : “dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Da una parte ciò significa il totale disimpegno dello Stato nel settore delle fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica (comma c del punto 1 dell’art. 7) con un profondo arretramento rispetto ai già modesti impegni dei decenni trascorsi e in profondo contrasto con quanto più volte dichiarato da Berlusconi e da suoi Ministri; dall’altra si consegna ai privati un settore delicatissimo, il nucleare sia nella tecnologia e nell’impiantistica, che nella movimentazione del combustibile in tutte le sue fasi, dall’approvvigionamento al ritrattamento ed alla gestione del materiale prodotto nei reattori utilizzabile anche per usi militari e terroristici come Plutonio ed il ben famoso Polonio, con gli incalcolabili ed indefinibili pericoli e rischi anche sul piano della malavita organizzata internazionale: la Francia spesso richiamata ad esempio dal Governo e dai sostenitori del nucleare gestisce con Ente di Stato (l’EdF) il nucleare.

Il Presidente Nazionale dei VAS – Verdi, Ambiente e Società, Guido Pollice, prevedendo quanto sarebbe avvenuto lanciò già nella primavera scorsa l’Appello al presidente Napolitano perchè non controfirmasse atti in contrasto con la volontà popolare del referendum del 1987; purtroppo ciò non è avvenuto e non possiamo nascondere la nostra profonda delusione.

Ne in Parlamento vi è stata una opposizione forte al decreto ed alle scelte del nucleare, che si sono fatte passare sottosilenzio; dal Ministro Ombra del PD, Ermete Realacci, già Presidente di Legambiente, ci si sarebbero aspettati fiamma e fuoco e non dolci dichiarazioni di circostanza, soprattutto dopo l’inaudita, incredibile presa di posizione dell’ex Presidente, sempre di Legambiente, Chicco Testa.

La battaglia contro il nucleare ha necessità perciò di ritrovare nel movimento il suo riferimento, nella consapevolezza della gravità della scelta la sua identità, nella partecipazione popolare la sua forza: sarebbe un errore gravissimo pensare di vincere tale battaglia riportandola a piccolo terreno di propaganda e consenso elettorale. E’ naturalmente di grande importanza che forze ed aggregazioni politiche, dai Verdi a Rifondazione Comunista, dai Comunisti Italiani a Sinistra Democratica, sostengano fino in fondo tale battaglia ma chiaro deve essere l’obbiettivo di un Corpo Organico al di là e Superiore ad essi, che faccia maggioritario nel Paese l’antinucleare e che annulli la nefasta scelta di Berlusconi.

Con tale spirito il 28 giugno scorso si è già costituito il Comitato del NO al Nucleare. Il Comitato promuove la Cultura e la Scelta della Rinnovabilità dell’Energia e della Materia quale fondamento di un Progresso Equo e Solidale dell’Umanità in Armonia con la Natura e l’insieme delle sue Espressioni di Vita. Con tale sua Essenza Fondante, Il Comitato perciò si armonizza ed opera in sinergia con ogni realtà, Associazione o Gruppo che persegue obbiettivi comuni. Il Comitato ha già dall’agosto scorso il suo blog con nome “noalnucleare”

Lunedì 15 settembre vi è presso il Manifesto l’incontro, promosso da Grandi, per strutturare un percorso di opposizione al nucleare e importanti articoli di Cento, Bulgarelli, Serafini ne hanno sottolineato la rilevante valenza. Anche a noi sembra un fatto di grandissima importanza, cui occorre guardare con massima attenzione ed interesse per un coordinamento della informazione e della sinergia dell’azione.

Entro Natale, secondo il decreto legge, ma per gli interessi in gioco, pensiamo molto prima, il Governo indicherà il piano nucleare con la specificazione degli impianti e dei siti: mistificazioni, bugie, falsificazioni accompagneranno la campagna di rilancio del nucleare ed ingenti risorse ne sosterranno la validità.

Il movimento antinucleare deve essere pronto per dare battaglia su almeno quattro fronti: la corretta informazione ed in tal senso molto materiale è gia disponibile come quello della Rivista VerdeAmbiente (ad esempio gli articoli di Giorgio Nebbia e di Antonio D’Acunto);la rivendicazione del rispetto del referendum del 1987 e, se esso è violentato, l’attivazione di un nuovo referendum abrogrativo dei citati punti d e d-bis che reintroducono il nucleare: il sostegno operativo e scientifico alle popolazioni colpite dal cataclisma della scelta del loro territorio come sito di centrale nucleare; la definizione del piano dell’energia rinnovabile e del risparmio.
Unendo, armonizzando, aggregando ed espandendo sensibilità e partecipazione, ce la possiamo fare!

Antonio D’Acunto
Coordinatore Comitato per il No al Nucleare

 




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