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Non più periferie, ma “Città nella Città”
Inserito il 09/03/2005

Non più periferie, ma “Città nella Città”

Non più periferie, ma “Città nella Città”

 

Superare l’idea stessa di Periferia e attivare il processo per trasformare su ogni piano “Le Periferie in Città nella Città”, recuperando valori dimenticati ed abbandonati, garantendo autonomia urbana per qualità, servizi, attività produttiva, rafforzando o introducendo funzioni rilevanti.

Questa  è la proposta dei VAS.

 

 

 

 

 

L’abbiamo già detto, purtroppo inascoltati, nelle Osservazioni al Piano Regolatore Generale e in tante altre occasioni: la prima grande sofferenza di Napoli è sicuramente la metastasi da Città a Megalopoli: un vero tumore maligno causato dall’espansione senza limiti della Città di Napoli che assorbe e coinvolge nel processo degenerativo quanto progressivamente integrato.

 

La metastasi è iniziata negli anni venti con la integrazione nel Comune di Napoli di tutti gli autonomi Comuni della Cintura attorno alla Città, S. Giovanni, Ponticelli, Barra, Secondigliano, Pianura ed è esplosa poi dal dopoguerra ad oggi, per interessi speculativi, ma anche per una cultura politica, economica ed urbanistica non rispettosa dei valori propri naturali e storico-culturali del territorio.

 

Le conseguenze sono fin troppo evidenti sia sul Centro Storico - allo stesso tempo sovraccarico di funzioni e abbandonato e fatiscente, al di là di sporadiche immagini di splendore - sia sulla periferia,  caotico, informe, indistinto ammasso di espansione urbana, in complessivo stato di eterna provvisorietà e, dimensionalmente, non  appendice della Città, come il termine farebbe sembrare, ma  quasi totalità di essa.

 

Anche in questi mesi della esternazione e dell’ulteriore esplosione di violenza camorristica e sanguinaria, il richiamo alla presenza delle Istituzioni sul territorio è stato fatto nei soli termini di Forze dell’Ordine e non alla necessità di programmare ed avviare sin da subito un processo per rendere massimamente visibile, solidale, efficiente, di gran lunga superiore ai clan la loro capacità nell’indicare obbiettivi alternativi alla via della violenza e nel  dare risposta all’infinità di esigenze e di problemi, nei fatti sempre elusi.

 

Occorre pertanto andare proprio nella direzione di invertire tutti questi processi degenerativi e porsi obbiettivi così rilevanti da ritenersi in assoluto storici, a partire da uno su tutti: Non più periferie ma “Città nella Città”.

 




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