VAS Campania Associazione Verdi Ambiente e Società - Sezione Campania - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale


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NON SPARATE SU HAMMURABI
Inserito il 26/02/2003

“Non sparate su Hammurabi”

“Non sparate su Hammurabi”

 

 

 E’ il titolo di un articolo uscito su l”Espresso pochi mesi fa e lo facciamo nostro volentieri

perché ci sembra non solo emblematico, ma soprattutto azzeccato per una associazione ecologista quale la nostra che si chiama Verdi Ambiente e Società.

 Le guerre trovano – o meglio dovrebbero trovare – il “no” deciso di tutti i poveri, i disoccupati, i diseredati, gli emarginati del mondo, perché negano ogni diritto e dignità all’uomo, provocano dolori e profughi, bruciano risorse ingenti che potrebbero essere spese altrimenti. Ma oltre che umane provocano altresì calamità naturali e ambientali.

 Come non possiamo dunque, come VAS,  essere  estremamente sensibili ad il pericolo di una guerra contro l’Iraq, paese dove si conserva la memoria di quelle conquiste che sono alla base della civiltà umana?

 L’Iraq è l’antica Mesopotania, la terra tra il Tigri e l’Eufrate, dove sorsero le città di Ur, Uruk, Lagash, Kish e dove fiorirono le civiltà sumera, babilonese, assira con i loro imperatori e re tra cui appunto Hammurabi, re di Babilonia, grazie al quale fu scritto il primo codice di leggi. I resti dissepolti, o ancora sotto terra, di queste civiltà non rappresentano semplici pietre ma sono di così tale importanza e suggestione che, senza di loro, “città e stati risulterebbero privi di identità”. Infatti, un popolo senza radici, senza storia, senza memoria non può chiamarsi “popolo” ma semplicemente “gente”, come giustamente disse qualcuno.

 Ebbene, i massicci bombardamenti promessi dagli anglo-americani per concludere l’aggressione in poche settimane, rischiano di cancellare non solo più di seimila anni di storia, ma le testimonianze della civiltà, patrimonio dell’umanità. Tuttavia non solo la cultura ne sarebbe danneggiata irrimediabilmente ma anche l’ambiente naturale se, come è purtroppo è possibile, Saddam bruciasse per ritorsione, come fece nel 1991, i pozzi petroliferi.

 Malgrado tutto ciò, la guerra contro l’Iraq è considerata giusta e umanitaria e si adducono  per essa giustificazioni quali quelle di esportare la democrazia in un paese dove questa vi è negata, oppure che l’unico modo per preservare la pace è preparare la guerra, citando un famoso detto romano.

 Ma non vi è alcuna ragione logica e umanitaria in queste affermazioni. Esse sono solo giustificazioni care a tutti gli imperialismi della storia. I Romani, appunto, erano sempre in guerra per tenere assoggettati (loro la chiamavano pace) i popoli conquistati, mentre Napoleone metteva a ferro e fuoco tutta l’Europa convinto di esportare i principi di uguaglianza, libertà e fratellanza, nati con la Rivoluzione francese. Ma in ambedue i casi non vi erano certo desideri di pace e di democrazia, ma solo motivi strettamente di dominio e di conquista, i cui “effetti collaterali” erano catastrofi umane e ambientali.

 Adesso, come allora, il più potente impero economico e militare per giustificare la guerra come necessaria non si è peritato a bombardare, spesso e volentieri, i paesi “cattivi”, senza distinguere tra obiettivi militari e civili. E così, la distruzione di ospedali, scuole, chiese, edifici storici e artistici è diventata inevitabile e giusta, come appunto gli effetti collaterali di una medicina o terapia necessarie a sconfiggere un morbo.

                                                                                                          Paolo Abbate




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